15 gennaio 2011

Avviato il progetto per il ritrovamento della tomba di Papa Alessandro IV


Avviato il progetto per il ritrovamento della tomba di Papa Alessandro IV





Il Pontefice Alessandro IV scelse Viterbo come luogo di residenza, fuggendo dai conflitti e dai problemi di Roma. I cittadini di Viterbo gli diedero rifugio, fedeltá amore e sicurezza. Quando morì, la sua sepoltura, fu depositata nel cuore del Duomo di Viterbo, in modo che non potesse essere saccheggiata o riesumata dai suoi nemici. Sono passati giá 750 anni e, oggi giorno, la Chiesa e la Città intendono ritrovare la sua tomba, per portarla in luce con il grande mistero della sua sepoltura, la vita e l’opera di un Papa che è stato il più importante per Viterbo e tanto importante nelle faccende religiose e politiche della sua epoca.









Per citare brevi appunti della sua opera, possiamo mettere in evidenza che faceva parte della famiglia di Innocenzo III e Gregorio IX. Si circondó di una corte dei piú illustri saggi dell'epoca, san Bonaventura, sant’Alberto Magno e san Tommaso d'Aquino. Dichiarò come reali le stigmate di san Francesco, assicurando di averle viste e canonizzó santa Chiara d'Assisi ed Iñigo de Ocaña. Promulgò l’indulgenza con la bolla Liceo Ecclesiae Catholicae che servì anche ad organizzare gli eremiti di ispirazione agostiniana, in un solo e unico Ordine. Iniziò i preparativi per un Concilio Religioso a Viterbo. Da lui fu voluta la riesumazione e il trasferimento del corpo di santa Rosa e così iniziò la più importante festa religiosa e tradizionale di Viterbo. Appovó la creazione della Universitá di Salamanca. Cercó di stabilire una comunicazione con la Chiesa di Oriente. Cercò organizzare le crociate contro i Tartari. Nominó, il primo arcivescovo di Siviglia. Scagliò la scomunica contro Manfredi…



Obiettivo

L'obiettivo della ricerca è il ritrovamento del sepolcro o della camera sepolcrale del Papa Alessandro IV. Non dobbiamo dimenticare l'esistenza di un patrimonio diverso (in cronologia e funzionalità) da quello di cui parliamo e che probabilmente si trova sotto la pavimentazione del Duomo. Un patrimonio archeologico che condivide lo stesso suolo. Per questo il secondo grande obiettivo è l’individualizzazione delle strutture archeologiche che ci apportino importanti informazioni sul passato storico della città di Viterbo a tutt’oggi quasi sconosciuto. Il progetto prevede la localizzazione del mitico tempio di Ercole, del castello di Ercole o del Castello Longobardo; forse uno dei pochi castelli longobardi esitenti in Italia che possano essere studiati. La localizzazione di questo patrimonio e delle altre strutture sconosciute, potrebbe portare ad individuare i cunicoli e le gallerie del sottosuolo.

Prevede uno studio prospettico, con tecnologia geofisica e elettromagnetica, di ultima generezione, non invasiva, nè distruttiva, rapida da svolgersi in pochi giorni, e molto efficace, che renderebbe Viterbo uno tra i primi posti al mondo nella ricerca archeologica e nell’applicazione di queste tecnologie. Metodologie usate per ritrovare le tombe delle mummie in Egitto, le camere segrete nelle piramidi del Mexico e i porti spariti sotto la sabbia, i segreti degli anfiteatri e delle Cattedrali come Santa Maria Maggiore o Tarragona dove è stato trovato il tempio di Augusto. L’Università della Tuscia, insieme alle Univesità degli studi “La Sapienza”, alle Università di Palermo e di Granada (Spagna) realizzaranno un progetto internazionale dal valore unico, con lavori che prevedono l’uso di nuovi sistemi 3d e la comparazione dei dati da diversi sistemi: un lavoro mai fatto nel mondo.


Le fasi dal progetto

La prima fase del progetto é quella dello studio geofísico ed elettromagnetico, entro i mesi di settembre, ottobre o al limite novembre 2010.

La seconda fase di ricognizione topografica delle vicinanza del Duomo è prevista per il 2011.

La terza fase prevede scavi archeologici delle parti più interessanti date dallo studio geofisico del Duomo. Si svolgerà nell 2011, anno dell’ anniversario.

La realizzazione di un Convegno Internazionale, che prevederà di rendere pubblici i risultati della ricerca, degli studi sulla vita e l’opera di Alessandro IV, ed un quadro dell’ Europa e, in particolare, di Viterbo nel 1300, il suo periodo più glorioso, è previsto per gli anni 2011 e successivi.



Metodologia della investigazione

La ricerca geofisica rappresenta l'aspetto più rilevante del progetto, per la sua innovazione e i buoni risultati attesi. Sarà eseguito dai maggiori esperti d’ Italia e di Spagna, con sistemi nuovi in 3d, e porterà ad un confronto dei dati, mai fatti nel mondo, con un interesse scientifico nella geofisica, la ricerca archeologica, e lo sviluppo della città.













Si useranno tre sistemi diversi, per avere le maggiori informazioni possibili, perchè ogni sistema apporta dei dati di diversa importanza. E in più si useranno - di una delle macchine - tre modelli di diversa potenza, che porteranno ad un confronto dell’effettività e dei risultati, mai fatto nel mondo.
I sistemi sono:

- Georadar. Basata sulla emissione di impulso eletromagnetico, e sulla raccolta delle riflessioni, che si producono per i cambi dei valori della costante dialettica del terreno associato ai distinti materiali. Arriva a una profondità di 4-6 metri. E usa quattro modelli diversi per il confronto.

- Tomografia elettrica. Il metodo ERT (Earth Resistivity Tomography), di prospettiva elettrica in corrente continua è una tecnica basata su un dispositivo tetraelettrico che introduce corrente nel terreno e misura la differenza di potenza che si genera. Arriva ai 30 metri, permettendo di vedere le strutture murarie, le tombe, i cuniculi e le gallerie esistenti nel tufo.
- Sistema microgravimetrico. La prospezione gravimetrica misura la gravità dagli spazi e i materiali sotterranei. È da tempo utilizzata con successo nell'esplorazione geofisica delle risorse del sottosuolo. Di recente, con lo sviluppo di nuove e sempre più affidabili strumentazioni, tali misure sono divenute oggetto di un rinnovato interesse in ambito geologico, archeologico ed ingegneristico.
Questi studi saranno fatti dall’Univesità “La Sapienza” di Roma e le Università degli Studi di Palermo e di Granda (Spagna) insieme all’ Istituto di Geofisica di Andaluzia. E con lo studio e l’analisi da parte di profesori dell’Universita della Tuscia e di richercatori dell’Università di Seviglia (Spagna).



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